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20 + 4 ragioni perché una pagina non si posiziona

Analizziami in dettaglio vari motivi per cui una pagina web potrebbe non raggiungere un buon posizionamento. Offriamo consigli pratici e strategie per affrontare questi problemi, sottolineando l’importanza di una buona gestione SEO per il successo di un sito web.

Motivo n.1: una pagina non si posiziona perché è stata appena pubblicata

Potrebbe sembrare una banalità, ma non è affatto così: pubblicare una nuova pagina sul nostro sito web non garantisce un’indicizzazione immediata da parte dei motori di ricerca. Questa è una realtà spesso sottovalutata, che merita una riflessione approfondita.

L’Importanza dell’Aggiornamento Continuo: Prima di tutto, dobbiamo comprendere che l’indicizzazione di una nuova pagina non avviene in un battibaleno; è influenzata da diversi fattori cruciali. Uno di questi è la vitalità del sito web. Se il tuo sito è rimasto inattivo per un anno, l’attesa per l’indicizzazione di una nuova pagina potrebbe protrarsi per giorni. Al contrario, un sito vivace, costantemente aggiornato, potrebbe vedere la sua nuova pagina indicizzata in poche ore, o addirittura minuti. Questa è una verità che non possiamo ignorare.

La Verifica attraverso Search Console: Ma come possiamo accertarci che la nostra pagina sia stata effettivamente indicizzata e posizionata da Google? La risposta è Search Console. Questo strumento ci permette di eseguire un’analisi dettagliata della pagina, mostrandoci il momento esatto dell’indicizzazione, il posizionamento, e ciò che sta portando in termini di clic e impressioni. È uno strumento potentissimo, ma dobbiamo ricordare che Search Console ci fornirà questi dati solo dopo 24 ore.

L’Uso Strategico dell’Operatore “site:” Se il tuo sito è aggiornato frequentemente e le nuove pagine vengono indicizzate in tempi record, e non puoi attendere i dati da Search Console, puoi utilizzare l’operatore “site:” su Google. È un metodo rapido e diretto per verificare se la tua nuova pagina è stata indicizzata.

Invitare Google all’Indicizzazione: Se, nonostante tutto, la pagina non appare con l’operatore “site:”, non disperare. Possiamo invitare Google a indicizzare la pagina attraverso Search Console. Inoltre, è fondamentale assicurarsi di avere una sitemap dinamica che includa tutte le nuove pagine.

Il Potere dei Link: Non dimentichiamo l’importanza dei link. Collegare il nuovo contenuto da pagine più vecchie e autorevoli o da altri canali non solo arricchisce il tessuto del nostro sito, ma accelera anche l’indicizzazione della nuova pagina. È una strategia che non possiamo trascurare.

In conclusione, l’indicizzazione di una nuova pagina sul nostro sito è un processo complesso, influenzato da molti fattori. Richiede pazienza, attenzione, e una strategia ben definita. Non è un dato di fatto, ma un traguardo da raggiungere con impegno e dedizione.

Motivo n.2: Assenza di contenuto

“Nel mio sito non ho solo contenuti validi vuoti!” Potresti affermare con sicurezza. Eppure, lascia che ti apra gli occhi su una realtà che molti trascurano: i CMS (wordpress, joomla ecc), spesso, creano pagine ‘vuote’ in automatico, a meno che non vengano configurati diversamente.

Il Fantasma dei Contenuti Vuoti: Quando parlo di “contenuto vuoto”, non mi riferisco a una pagina desolatamente bianca, totalmente priva di contenuto. Sto parlando di quelle pagine generate automaticamente dal CMS, come le pagine author, category e tag. Queste pagine, se lasciate alla loro sorte, rimangono come zombie nel tuo sito, prive di sostanza e, quindi, ignorate dai motori di ricerca.

L’Esempio delle Pagine ‘Author’: Prendiamo, per esempio, la pagina “author” in un sito con un blog. Sì, proprio quella pagina che potrebbe essere stata creata automaticamente senza che tu ne fossi nemmeno consapevole. Prova a digitare su Google, utilizzando l’operatore booleano “inurl:”: inserisci il nome del tuo dominio seguito da “inurl:author”. Vedrai, la realtà potrebbe sorprenderti.

La Ragnatela delle Pagine ‘Tag’ e ‘Category’: E non finisce qui. WordPress, il colosso dei CMS, genera automaticamente pagine di categoria e tag. Hai creato 20 tag sul tuo blog? Allora probabilmente esistono 20 pagine tag fantasma. Anche in questo caso, un’indagine con l’operatore “inurl:tag” o “inurl:category” può svelarti questa nascosta verità.

La Rivelazione di Search Console: Se ancora dubiti, c’è un modo ancora più diretto per scoprire queste pagine fantasma: la Search Console. Andando su “Pagine”, con un semplice clic su pagine rilevate o scansionate ma non indicizzate, ti si aprirà un mondo nascosto, una parte del tuo sito che forse non avevi mai considerato.

Quindi è fondamentale prendere coscienza di questa realtà. Il tuo sito potrebbe nascondere pagine vuote, pagine fantasma che sottraggono valore al tuo lavoro. È un aspetto che non può essere ignorato, una sfida che dobbiamo affrontare con determinazione. Cerchiamole, riempiamo questi spazi vuoti e trasformiamoli in opportunità per arricchire il nostro sito e migliorare il suo posizionamento.

Motivo n.3: contenuto povero, troppo corto

Eh si, in questo caso le dimensioni contano! Un dilemma che tutti noi, in questo campo, abbiamo affrontato. Nel contesto del SEO, la lunghezza dei testi è un tema che merita un’analisi ponderata. A dispetto delle percezioni comuni, la lunghezza del contenuto non è un fattore di ranking diretto, ma la sostanza del testo e la sua capacità di rispondere all’intento di ricerca sono cruciali.

La Profondità dell’Intento di Ricerca: È innegabile che l’intento di ricerca guidi la strategia SEO. Tuttavia, in un campo competitivo, dove numerosi autori hanno già esplorato e discusso un argomento, un approccio superficiale non sarà sufficiente. La brevità, in questo scenario, potrebbe essere un limitante significativo.

Oltre la Semplice Quantità di Parole: Supponiamo di scrivere su un argomento come il marketing digitale, un campo vasto e complesso. Un articolo di 500 parole potrebbe offrire un’introduzione generica, ma difficilmente esaurirà l’argomento in modo soddisfacente. La sfida qui non è solo superare i competitor in termini di numero di parole, ma fornire un’analisi più approfondita e completa, presentando informazioni nuove o prospettive inesplorate.

L’Approfondimento Necessario in un Contesto Competitivo: In un dominio come il marketing digitale, ogni nicchia ha già ricevuto notevole attenzione. Per distinguersi, è essenziale andare oltre il superficiale. Bisogna esaminare ogni aspetto, rispondere a quesiti non ancora affrontati, e offrire insight unici e originali. Questo richiede un contenuto che sia non solo lungo, ma denso di valore.

L’Importanza di Un Contenuto Approfondito: Nel caso del marketing digitale, un articolo di 500 parole potrebbe essere adeguato per un overview generale. Ma per trattare argomenti specifici come le strategie di SEO avanzate, le tecniche di content marketing o le analisi di trend emergenti, è necessario un approccio molto più dettagliato. Qui, la lunghezza del testo diventa un riflesso della completezza e della profondità dell’analisi fornita.

La ricchezza e la completezza sono sovrane. La lunghezza del testo diventa un fattore critico quando si tratta di esplorare a fondo un argomento complesso e competitivo. Non si tratta solo di superare i competitor, ma di fornire un valore reale e tangibile al lettore, qualcosa che va ben oltre il semplice conteggio delle parole.

Motivo n.4: contenuti duplicati

La problematica dei contenuti duplicati è una delle pietre miliari nella gestione SEO e nella creazione di contenuti per il web. È noto che Google penalizza i contenuti duplicati, ma è essenziale comprendere la portata e la natura di questo concetto.

Il Concetto Ampio di Contenuto Duplicato: Contrariamente a quanto molti potrebbero pensare, il concetto di contenuto duplicato non si limita ai testi copiati e incollati da un sito all’altro. Include anche le duplicazioni interne a un singolo sito. Questo fenomeno è particolarmente comune negli ecommerce, dove le schede prodotto possono essere ripetute sotto diverse categorie o dove le descrizioni dei prodotti potrebbero essere prese direttamente dal sito del brand.

Gestione della Duplicazione in Ecommerce: Nel caso di duplicazioni interne, è possibile ricorrere all’uso del tag Canonical. Questo strumento consente di definire quale sia la pagina “canonica” che Google dovrebbe indicizzare, guidando così i motori di ricerca verso la versione preferita del contenuto.

La Sfida con i Siti Autoritari: Quando il contenuto duplicato proviene da un sito esterno più autorevole, come nel caso della copia di descrizioni di prodotti, il sito meno autorevole sarà molto probabilmente ignorato da Google nella sua indicizzazione. È quindi cruciale creare contenuti originali e di valore aggiunto.

Il Caso dei Documenti PDF: Anche la duplicazione di documenti, come i PDF, è un aspetto da considerare. Ad esempio, prendiamo un documento normativo pubblicato sul sito del Ministero del Lavoro. Invece di scaricare e caricare il PDF sul proprio sito, sarebbe più saggio linkare direttamente alla risorsa originale. Questa pratica vale per ogni tipo di contenuto che non è originale.

La Ripubblicazione di Comunicati Stampa e Articoli Editoriali: Infine, un altro esempio di contenuto duplicato è la pratica di pubblicare comunicati stampa identici su diversi siti o la ripubblicazione di un articolo editoriale identico su più piattaforme, come il proprio blog e LinkedIn. Questa pratica, una volta accettata, ora è considerata non ottimale per la SEO.

La gestione dei contenuti duplicati richiede un’attenta analisi e una strategia consapevole. È fondamentale per qualsiasi gestore di contenuti web comprendere la natura e le implicazioni dei contenuti duplicati, nonché le strategie per evitarli o gestirli correttamente. Questa comprensione è cruciale per assicurare una presenza online efficace e in linea con le direttive dei motori di ricerca.

Motivo n.5: solo contenuto “emozionale”

Lo storytelling è una tecnica affascinante e potente. Raccontare storie cattura l’attenzione e crea un legame emotivo con il pubblico. Tuttavia, è fondamentale riconoscere che lo storytelling, se scollegato da una strategia SEO efficace, non è sufficiente per garantire il posizionamento online.

L’Integrazione dello Storytelling nella SEO: Per esempio, raccontare aneddoti personali, come le escursioni a cercare funghi durante l’infanzia, può essere coinvolgente. Tuttavia, questo tipo di contenuto diventa efficace solo se è contestualizzato all’interno della tua attività commerciale. Se gestisci un’Azienda Agricola specializzata nella coltivazione di frutti di bosco per pasticcerie e gelaterie, inserire queste informazioni prima della narrazione personalizza e rende pertinente il tuo racconto.

La Chiarezza e la Rilevanza del Messaggio: È cruciale iniziare con informazioni chiare su cosa fa la tua azienda e per chi. Dichiarare di essere un’azienda proiettata verso il futuro, con un’esperienza trentennale e valori radicati nel territorio, sarà efficace solo se il pubblico ha già compreso il contesto e il settore di riferimento del tuo business.

Priorità alle Informazioni Essenziali: Nell’era digitale, dove l’attenzione dell’utente è limitata, è vitale mettere in primo piano le informazioni cruciali. Gli utenti online sono spesso alla ricerca rapida di prodotti o servizi; soddisfare prima questa necessità è quindi essenziale. Solo dopo aver colmato il bisogno informativo iniziale, si può procedere a raccontare storie più personali e coinvolgenti che contribuiscono a rendere l’azienda memorabile.

Come detto, quindi, lo storytelling è un’arte che, se integrata correttamente in una strategia SEO, può arricchire notevolmente il contenuto e l’engagement del pubblico. Tuttavia, è cruciale che la narrazione sia ancorata a informazioni concrete e pertinenti relative all’azienda e ai suoi prodotti o servizi, per assicurare sia il coinvolgimento emotivo sia l’efficacia in termini di posizionamento online.

Motivo n.6: contenuto poco utile (o inutile)

La presenza di contenuti non utili in un sito web rappresenta un problema fondamentale, sia per l’utente sia per la sua visibilità sui motori di ricerca. Un contenuto non utile non solo manca di fornire valore al potenziale cliente, ma agisce anche come un ostacolo all’indicizzazione efficace da parte di Google.

Definizione di Contenuto Non Utile: Un contenuto non utile può assumere diverse forme. Tra queste:

  1. Testi Confusi: Testi che non riescono a descrivere adeguatamente il prodotto o il servizio offerto.
  2. Contenuti Non Correlati: Testi, immagini o video che non hanno alcuna relazione con il tema principale del sito o con gli interessi del pubblico target.
  3. Informazioni Datate: Contenuti che non sono stati aggiornati e che non rispecchiano più la realtà attuale o le ultime tendenze.
  4. Contenuti Eccessivamente Lunghi e Inutili: Articoli o pagine che, nonostante la loro lunghezza, non forniscono informazioni utili o interessanti.
  5. Mancanza di Organizzazione e Coerenza: Contenuti che mancano di un flusso logico, rendendo difficile per l’utente seguire il filo del discorso.
  6. Traduzioni Automatiche di Bassa Qualità: Traduzioni che non rispettano le sfumature linguistiche e culturali, risultando incomprensibili o fuorvianti.
  7. Immagini di Bassa Qualità: Immagini sfocate, di bassa risoluzione o irrilevanti, che non aggiungono valore al contenuto.

Come Gestire i Contenuti Non Utili: Se si identificano contenuti non utili all’interno di un sito, è possibile adottare due approcci:

  1. Eliminazione del Contenuto: Rimuovere completamente il contenuto inutile. È importante, in questo caso, implementare un redirect 301 per mantenere l’integrità dei link e l’usabilità del sito.
  2. Aggiornamento e Ottimizzazione: Rivedere e aggiornare i contenuti per renderli pertinenti, utili e aggiornati. Questo può includere l’aggiornamento delle informazioni, il miglioramento della qualità delle traduzioni, o la ristrutturazione del flusso del contenuto per aumentarne la chiarezza e l’utilità.

La presenza di contenuti non utili su un sito web non solo compromette l’esperienza dell’utente, ma può anche influire negativamente sul posizionamento sui motori di ricerca. È quindi essenziale identificare e gestire attivamente questi contenuti, sia rimuovendoli, sia aggiornandoli per assicurare che ogni elemento del sito contribuisca a un’esperienza utente positiva e a un efficace posizionamento online.

Motivo n.7: qualcun altro lo ha già scritto

Creare contenuti che trattano argomenti già presenti in rete rappresenta una sfida costante. Sia che si tratti di rilanciare un blog esistente, sia che l’obiettivo sia posizionare un nuovo sito web, è inevitabile confrontarsi con temi già discussi da altri. Questa realtà, però, non deve essere vista come un ostacolo insormontabile, anzi, piuttosto come una sfida a fare sempre meglio.

Analisi e Innovazione nei Contenuti: Innanzitutto, è essenziale interrogarsi sull’ampiezza e la profondità con cui l’argomento è stato trattato dai competitor. Domande come “È stato esplorato ogni aspetto dell’argomento?” o “Posso fornire informazioni aggiuntive o uniche che apportino valore per l’utente?” sono cruciali. Valutare cosa manca negli articoli dei competitor e come si può arricchire il discorso è un passo fondamentale.

Integrazione di Contenuti Multimediali: La risposta alla necessità di differenziarsi può spesso essere trovata nell’utilizzo di contenuti multimediali. Un video ben realizzato, un’intervista approfondita, un podcast coinvolgente o un’infografica chiara ed efficace possono essere strumenti preziosi per aggiungere valore e unicità al proprio contenuto.

La Differenziazione dai Competitor: Limitarsi a replicare quanto già esistente online, senza aggiungere elementi distintivi, equivale a posizionarsi in una corsa già persa. Se il contenuto non offre una prospettiva nuova o dati aggiuntivi, è probabile che Google non lo ritenga rilevante ai fini dell’indicizzazione, soprattutto se simili informazioni sono già state ampiamente trattate da siti più autorevoli.

Per assicurarsi che il proprio sito emerga nelle SERP, è necessario adottare un approccio creativo e analitico nella creazione di contenuti. Questo implica andare oltre la semplice ripetizione di ciò che è già noto e conosciuto, esplorando nuove direzioni, fornendo informazioni aggiuntive, e utilizzando formati innovativi che possano catturare l’attenzione dell’utente e dei motori di ricerca. Solo così si può sperare di conquistare un posto autorevole nell’ambito digitale.

Motivo n.8: pagine orfane

Una pagina orfana nel contesto di un sito web rappresenta un problema strutturale che necessita di un’attenzione particolare. Definita come una pagina senza alcun link in entrata, non solo è sprovvista di una voce nel menu, ma è completamente assente in qualsiasi altra parte del sito. Questa sua solitudine digitale la rende una pagina debole e scarsamente performante.

Identificazione delle Pagine Orfane: Le pagine orfane possono manifestarsi in diversi modi. Un esempio tipico è rappresentato dalle schede prodotto di collezioni non più attuali, dove ogni scheda diventa orfana nel momento in cui la collezione cessa di essere promossa. Un altro esempio può essere una pagina relativa a un evento o una news che, non essendo più collegata attraverso un link, rimane isolata e dimenticata.

Persistenza Nonostante la Rimozione di Link: È importante sottolineare che la semplice eliminazione della call to action o del link che conduceva a queste pagine non ne cancella l’esistenza. Queste pagine possono continuare a esistere e, in alcuni casi, a generare traffico, rimanendo quindi un elemento attivo all’interno dell’architettura del sito.

Velocità di Indicizzazione di Google: Una considerazione interessante riguarda la velocità con cui Google indicizza le pagine. Mentre le pagine utili possono richiedere tempo per essere indicizzate, sembra che le pagine di prova o non pertinenti vengano identificate più rapidamente.

Gestione delle Pagine Orfane: Per gestire efficacemente le pagine orfane, è possibile utilizzare strumenti come Google Search Console o l’operatore “site:” per individuarle. Una volta identificate, è necessario adottare strategie specifiche:

  1. Reindirizzamento delle Schede Prodotto: Le schede prodotto di collezioni passate dovrebbero essere reindirizzate manualmente verso il prodotto più simile o la categoria più pertinente.
  2. Rimozione delle Pagine Non Desiderate: Le news o pagine non più rilevanti possono essere mandate in status code 404, rimuovendole efficacemente dalla navigazione del sito.
  3. Rintracciabilità delle Pagine da Salvare: Per le pagine che si desidera mantenere, è cruciale renderle accessibili attraverso call to action o altri metodi di collegamento interni al sito.

La presenza di pagine orfane in un sito web richiede un’analisi attenta e interventi mirati. La loro gestione è essenziale per mantenere un’architettura del sito efficiente e ottimizzata, garantendo che ogni pagina contribuisca positivamente alla performance complessiva del sito in termini di navigabilità e SEO.

Motivo n.9: i MetaTag questi sconosciuti

Title e Description di una pagina web costituiscono i pilastri fondamentali dell’ottimizzazione SEO. Trascurare questi due elementi può compromettere significativamente la probabilità che Google indicizzi una pagina. Sebbene sia vero che Google ha la facoltà di modificare il titolo e, più frequentemente, la descrizione secondo i suoi criteri, è imprescindibile dedicarsi alla loro ottimizzazione ottimale.

Utilizzo dell’Operatore “site:” per l’Analisi degli Snippet: Un metodo efficace per valutare l’ottimizzazione di titolo e descrizione è l’uso dell’operatore “site:” su Google. Digitando “site:vostrodominio”, è possibile visualizzare tutti gli snippet delle pagine del proprio sito. Questa analisi rivela come sono percepiti questi elementi dai motori di ricerca e se sono adeguatamente distinti e specifici rispetto all’argomento trattato nella pagina.

Importanza della Lunghezza e della Qualità del Contenuto: Personalmente, preferisco mantenere il numero di caratteri entro un limite stabilito, assicurando così la completezza e la coerenza delle frasi. Tuttavia, è essenziale sottolineare che la lunghezza in sé non è l’unico fattore determinante. Google è in grado di leggere e interpretare anche il contenuto che non viene direttamente visualizzato nelle SERP.

Conclusione: In sintesi, il titolo e la descrizione di una pagina web non sono semplici formalità, ma elementi chiave dell’ottimizzazione SEO. Una gestione accurata di questi aspetti non solo migliora le possibilità di indicizzazione da parte di Google, ma contribuisce anche a fornire agli utenti una chiara anticipazione del contenuto della pagina, influenzando direttamente la qualità del traffico e l’engagement sul sito.

Motivo n.10: Seo OnPage

L’ottimizzazione on-page è un aspetto cruciale nella SEO e richiede una profonda comprensione e un corretto impiego di tutti gli elementi presenti in una pagina web. Tra questi, rivestono particolare importanza l’uso adeguato dei tag heading, il corretto impiego dei testi nei tag <p> (paragrafo), l’ottimizzazione delle immagini, la strutturazione efficace delle URL e la scelta degli anchor text.

Importanza dei Tag Heading: I tag heading, da H1 a H6, svolgono un ruolo fondamentale nella creazione di una gerarchia di lettura che beneficia sia l’utente sia i motori di ricerca. L’H1 in particolare, è uno dei tre elementi on-page più importanti per l’indicizzazione. Una gestione accurata degli H1 può essere decisiva per l’indicizzazione di un sito. La corretta organizzazione degli H2, H3 fino ad H6, aiuta a strutturare il contenuto in modo chiaro e logico, facilitando la navigazione dell’utente e l’interpretazione da parte dei motori di ricerca.

Ottimizzazione delle Immagini: Le immagini devono essere ottimizzate con l’uso dei tag alt. Questo non solo migliora l’accessibilità del sito, ma contribuisce anche al posizionamento delle immagini nelle SERP e su Google Image. L’attributo alt fornisce una descrizione testuale dell’immagine, che è fondamentale per i motori di ricerca e gli screen reader.

Costruzione Efficiente delle URL: La struttura delle URL gioca un ruolo significativo nell’ottimizzazione on-page. Includere la keyword principale nella URL è una pratica consigliata. Personalmente, preferisco inserire nella URL l’intero percorso della pagina, in quanto ciò facilita l’analisi delle varie sezioni del sito da Search Console. Ad esempio, se tutte le URL degli articoli contengono la directory /blog/, sarà più semplice analizzare il traffico e le impressioni generate dal blog, escludendo le altre pagine del sito.

L’Impatto dell’Ottimizzazione On-Page: Trascurare gli elementi on-page può avere conseguenze negative sull’indicizzazione del sito. Una gestione efficace e attenta di questi componenti è essenziale per garantire non solo una buona esperienza utente, ma anche per migliorare la visibilità e il posizionamento del sito nei risultati di ricerca. In conclusione, l’ottimizzazione on-page richiede un approccio meticoloso e informato, essenziale per il successo di qualsiasi strategia SEO.

Motivo n.11: la scelta delle keyword

La tendenza attuale è un orientamento verso un utilizzo più dinamico delle keyword, focalizzandosi maggiormente sull’intento di ricerca piuttosto che sull’impiego di termini specifici e precisi. Questo approccio moderno esige un’analisi accurata delle SERP, in particolare del pannello “People Also Ask” (le persone hanno chiesto anche), per ispirarsi dai contenuti ben posizionati.

La Chiarezza nelle Keyword: Nonostante questa evoluzione, rimane cruciale il ruolo delle keyword nel rispondere all’intento di ricerca. La semplicità e la chiarezza continuano a essere determinanti, sia per l’utente sia per i motori di ricerca. Di conseguenza, l’uso di keyword ambigue può rappresentare un ostacolo significativo per l’indicizzazione di una pagina.

Identificazione di Keyword Ambigue: Le keyword ambigue sono caratterizzate da:

  1. Keyword Brevi (1-2 parole) con Più Significati: Queste possono portare a interpretazioni multiple e confusione.
  2. Keyword Non Contestualizzate: L’assenza di un contesto chiaro può rendere difficile per i motori di ricerca capire il vero significato della keyword.
  3. Keyword Sottintese e Non Espresse nel Testo: La mancanza di chiarezza testuale può compromettere l’efficacia SEO.

Nuovi Esempi e Contestualizzazione: Ad esempio, “piattaforma” può riferirsi sia a una soluzione software che a una struttura fisica. “Rete” potrebbe indicare sia un network informatico che un attrezzo da pesca. Il rischio in questi casi è non solo quello di non essere compresi da Google, ma anche di apparire in una SERP ibrida, non adeguatamente focalizzata sull’obiettivo del sito.

Il Ruolo del Contesto: Il contesto diventa quindi un elemento fondamentale. Ad esempio, specificare “banca per servizi finanziari” o “mela biologica per alimentazione” fornisce una direzione chiara e mirata al contenuto. Questa specificità aiuta a guidare l’indicizzazione e la pertinenza nelle SERP in modo più efficace.

Conclusione: In conclusione, la gestione delle keyword in una strategia SEO moderna richiede un equilibrio tra flessibilità e precisione. È fondamentale valutare attentamente l’intento di ricerca, mantenendo al tempo stesso chiarezza e specificità nel contesto delle keyword utilizzate, al fine di assicurare una corretta indicizzazione e una pertinenza ottimale nelle SERP.

Motivo n.12: dimenticare le keyword nel titolo e nell’url

La strutturazione della URL è un elemento fondamentale nell’ottimizzazione di una pagina web. L’adozione di una strategia che prevede l’inclusione del percorso completo di ogni pagina nella URL facilita notevolmente l’analisi e la segmentazione delle varie sezioni del sito.

Inserimento della Keyword Principale nella URL: Così come è prassi inserire la keyword principale nel titolo della pagina e nel tag title, è essenziale integrarla anche nella URL. Questa pratica non solo rinforza la rilevanza SEO della pagina, ma rende anche la URL più descrittiva e comprensibile sia per i motori di ricerca sia per gli utenti.

La necessità di URL Parlanti: Creare URL che non siano esplicative o che non trasmettano chiaramente il contenuto della pagina è una strategia controproducente. URL generiche, eccessivamente emotive o non correlate all’argomento trattato possono ostacolare l’indicizzazione da parte di Google. Il motore di ricerca potrebbe, infatti, considerare la pagina di scarso interesse o irrilevante per gli utenti.

Importanza dell’Integrazione della Keyword nelle URL: Nonostante possa sembrare un concetto noto, è sempre opportuno ribadire l’importanza di “battezzare” ogni pagina con una keyword principale, integrandola in tutti gli elementi on-page, inclusa la URL. Questo approccio non solo migliora la visibilità e l’accessibilità della pagina nei motori di ricerca, ma contribuisce anche a una migliore esperienza utente, fornendo indicazioni chiare e immediate sul contenuto della pagina.

Il linking interno, o internal linking, rappresenta una componente strategica nella gestione del SEO di un sito web. Questa attività consiste nel distribuire il page rank tra le varie pagine del sito, collegandole tra loro mediante link interni. Tale pratica è fondamentale per rafforzare i contenuti, specialmente quelli più recenti, agevolandone il posizionamento grazie ai link provenienti da pagine più consolidate e autorevoli.

Aggiornamento Periodico del Linking Interno: È consigliabile effettuare periodicamente una revisione degli articoli pubblicati negli ultimi mesi per integrare nuovi anchor text e aggiornare il linking interno, specialmente sul blog. Questo processo non solo mantiene il sito aggiornato, ma assicura anche che i contenuti nuovi siano adeguatamente supportati e valorizzati dal punto di vista SEO.

Impatto delle Pagine Non Linkate: Una pagina che non riceve link interni da altre parti del sito è considerata debole sotto il profilo SEO. In particolare, se il contenuto di questa pagina è breve e di scarso valore, l’assenza di link in entrata potrebbe ulteriormente compromettere le sue possibilità di essere indicizzata da Google, che potrebbe giudicarla non meritevole di comparire nelle SERP.

Strategia e Gestione del Linking Interno: La cura del linking interno è, quindi, un elemento tattico di primaria importanza. Attraverso l’uso accurato di anchor text pertinenti e descrittivi, è possibile anche risolvere problemi di cannibalizzazione SEO, ovvero la competizione tra pagine dello stesso sito per le stesse keyword. Questo aspetto del linking interno non solo migliora la navigazione dell’utente, ma aumenta anche la comprensione del sito da parte dei motori di ricerca, contribuendo a un migliore posizionamento complessivo delle pagine.

Motivo n.14: password

Nell’analisi dei problemi di indicizzazione di una pagina web, abbiamo finora concentrato la nostra attenzione sugli aspetti legati al contenuto. Tuttavia, è fondamentale non trascurare gli elementi tecnici che possono influire su questo processo. Un esempio calzante è quello della lampada non funzionante, che spesso si risolve semplicemente ricollegando la presa: a volte, le soluzioni più efficaci sono anche le più semplici.

Protezione delle Pagine con Password: Una causa tecnica comune per cui una pagina potrebbe non essere indicizzata da Google è la protezione mediante password. Questo meccanismo è frequentemente utilizzato per prevenire l’indicizzazione di pagine o intere sezioni del sito che sono ancora in fase di costruzione o che non si desidera rendere pubbliche. La protezione da password impedisce efficacemente ai motori di ricerca di accedere al contenuto di queste pagine.

Gestione Consapevole della Protezione da Password: Mentre la protezione da password è uno strumento utile per controllare l’accesso alle pagine del sito, è cruciale ricordarsi della sua esistenza. Una volta che la pagina o la sezione del sito è pronta per essere pubblica, è importante rimuovere la protezione da password per consentire ai motori di ricerca di indicizzare il contenuto. La mancata rimozione di questa protezione potrebbe risultare in una mancata indicizzazione da parte di Google, limitando così la visibilità del sito.

La protezione da password è uno strumento efficace per controllare l’indicizzazione, ma deve essere gestita con attenzione. Assicurarsi che le pagine siano accessibili al momento giusto è essenziale per garantire la corretta indicizzazione e la visibilità del sito nei motori di ricerca.

Motivo n.15: durata del caricamento

I tempi di caricamento eccessivamente lunghi di una pagina possono causare problemi di timeout del server. Se il server non è in grado di rispondere e di restituire la pagina richiesta, Google si trova nell’impossibilità di eseguirne la scansione. È importante sottolineare che ci riferiamo ai tempi di caricamento dell’HTML della pagina, e non del suo contenuto, come indicato dai Core Web Vitals.

Variabilità del Timeout e Dipendenza dal Server: Il timeout di un server è un fattore variabile, che dipende in larga misura dalla configurazione e dalle prestazioni del server stesso. È quindi essenziale intraprendere azioni mirate per ottimizzare le prestazioni del server, garantendo tempi di risposta rapidi.

Strategie di Ottimizzazione del Server: Per migliorare le prestazioni del server, si dovrebbero considerare diverse strategie:

  1. Utilizzo di Server Potenti: Investire in hardware o soluzioni server che garantiscano una capacità di elaborazione adeguata alle esigenze del sito.
  2. Ottimizzazione del Codice della Pagina: Revisionare e ottimizzare il codice HTML per ridurre il tempo di caricamento.
  3. Riduzione delle Dimensioni delle Risorse: Comprimere immagini, file CSS e JavaScript per minimizzare il tempo di caricamento.
  4. Scelta di un Provider di Hosting Affidabile: Optare per un provider di hosting che offra tempi di risposta rapidi e una gestione efficace del traffico, specialmente durante i picchi di accesso.
  5. Riduzione delle Richieste HTTP: Minimizzare il numero di richieste HTTP necessarie per caricare una pagina, al fine di alleggerire il carico sul server.

Importanza del Tempo di Risposta del Server: Un server che risponde prontamente è un elemento cruciale per garantire un’esperienza utente positiva e per facilitare l’indicizzazione da parte dei motori di ricerca. Un server lento o inefficiente può compromettere sia la user experience sia la SEO del sito.

La gestione ottimale delle prestazioni del server è un aspetto fondamentale per il successo di un sito web. Un server veloce e affidabile non solo migliora l’esperienza dell’utente, ma assicura anche che Google possa accedere e indicizzare le pagine senza intoppi, contribuendo a un migliore posizionamento nei risultati di ricerca.

Motivo n.16: errori 404

Lo status code 404 è un codice di stato HTTP che segnala l’assenza di una pagina web sul server, indicando che la pagina cercata non esiste o non è più disponibile. Questo status differisce da uno status 200, che conferma invece l’esistenza e la disponibilità della pagina. È possibile individuare gli errori 404 attraverso la funzionalità “Search Console > Pagine” di Google.

Gestione delle URL in 404: Nel caso in cui le URL che generano un errore 404 non debbano essere recuperate e si intenda eliminarle definitivamente, è possibile utilizzare lo status code 410. Questo codice, indicando che la risorsa è stata rimossa in modo permanente, accelera la rimozione delle URL dai risultati di ricerca rispetto al 404.

Cause Comuni di un Errore 404: Le situazioni che possono portare a un errore 404 includono:

  1. URL Errata o Modificata: Un cambiamento nella struttura dell’URL o un errore di digitazione.
  2. Rimozione della Pagina: La pagina è stata eliminata dal sito.
  3. Cambio di Dominio o Struttura del Sito: Modifiche nell’architettura del sito che influenzano le URL.
  4. Link Rotti: Collegamenti che puntano a pagine non più esistenti.
  5. Problemi di Configurazione del Server: Errori nella configurazione che impediscono l’accesso alla pagina.

Soluzioni Applicabili in Base al Caso: A seconda della situazione, le strategie di risoluzione possono includere:

  1. Redirect 301: Reindirizzare l’utente a una pagina pertinente.
  2. Mantenimento dello Status 404: Se la pagina non deve essere recuperata.
  3. Correzione dell’Errore: Agire sulle cause che hanno generato l’errore 404.

Impatto dei 404 sulla SEO: Sebbene le pagine 404 non abbiano un impatto diretto negativo sulle funzionalità del sito, una loro presenza eccessiva e non gestita può trasmettere a Google segnali di bassa qualità del sito, influenzando negativamente la SEO in modo indiretto. È importante notare che non è una pratica corretta reindirizzare tutte le pagine 404 alla home page del sito, in quanto ciò potrebbe disorientare l’utente e non risolvere il problema alla base dell’errore 404.

La gestione accurata degli errori 404 è essenziale per mantenere l’integrità e la qualità di un sito web. È fondamentale adottare le strategie di risoluzione più adatte in base al contesto specifico, per assicurare una buona esperienza utente e salvaguardare la reputazione del sito ai fini della SEO.

Motivo n.17: NO INDEX

Il metatag “noindex” rappresenta una direttiva inserita nell’HTML di una pagina web, che comunica ai motori di ricerca la possibilità di accedere alla pagina, ma senza procedere alla sua indicizzazione. L’impiego di questo metatag è particolarmente utile in diverse circostanze, quali:

  1. Pagine di Amministrazione o Configurazione: Per limitare l’accesso a pagine tecniche o riservate del sito.
  2. Contenuti Duplicati: Per prevenire problemi relativi a contenuto duplicato, segnalando ai motori di ricerca di non indicizzare una delle versioni.
  3. Pagine in Costruzione o in Fase di Sviluppo: Per evitare l’indicizzazione di pagine non ancora complete o in fase di aggiornamento.
  4. Pagine con Contenuti Sensibili: Per mantenere la privacy di pagine che contengono informazioni delicate o riservate.
  5. Pagine Non Più Utili al Sito: Per escludere dall’indicizzazione pagine che non aggiungono valore al sito.

Importanza della Gestione del Noindex: È fondamentale prestare attenzione alla gestione del metatag “noindex”. Se dimentichiamo di rimuovere il “noindex” da una pagina pronta per la pubblicazione, questa verrà elencata tra le pagine non indicizzate in Google Search Console. Mantenere in “noindex” pagine che desideriamo conservare sul sito, ma che non vogliamo vengano indicizzate, contribuisce a ottimizzare il crawl budget, ovvero la quantità di risorse che Google dedica all’esplorazione del sito.

Il metatag “noindex” è uno strumento efficace per gestire in modo selettivo l’indicizzazione delle pagine di un sito web. Un suo impiego strategico consente di guidare i motori di ricerca nella scansione del sito, assicurando che solo le pagine ritenute rilevanti e appropriate siano indicizzate. La corretta implementazione e rimozione del “noindex” è cruciale per garantire l’efficacia di questa strategia.

Motivo n.18: disallow nel file robots.txt

Il comando “Disallow” è uno strumento utilizzato per comunicare ai bot dei motori di ricerca, noti anche come crawler o spider, di non accedere a specifiche sezioni o pagine di un sito web. Sebbene personalmente preferisca l’uso del metatag “noindex” per evitare l’indicizzazione di una pagina, il comando “Disallow” offre la possibilità di isolare intere sezioni di un sito.

Limitazioni e Considerazioni del Comando Disallow: È importante tenere presente alcune considerazioni relative all’uso del comando “Disallow”:

  1. Non Garantisce l’Esclusione Completa: Alcuni motori di ricerca potrebbero decidere di non rispettare il comando “Disallow” e accedere comunque alle pagine o sezioni designate.
  2. Possibilità di Indicizzazione Indiretta: Se una pagina in “Disallow” viene linkata da un’altra pagina accessibile, Google potrebbe comunque indicizzarla, restituendo uno snippet vuoto. Lo snippet potrebbe includere un titolo derivato dall’ancora del link e una descrizione basata sul testo circostante l’ancora.
  3. Impatto sulla Navigabilità, non sull’Indicizzazione: Il comando “Disallow” impedisce l’accesso al contenuto della pagina da parte dei crawler, ma non ne blocca l’indicizzazione.

Verifica delle Pagine in Disallow tramite Search Console: È possibile utilizzare Google Search Console per identificare pagine o sezioni del sito che sono state inserite in “Disallow”. Inoltre, per una verifica diretta, è consigliabile consultare il file robots.txt del proprio sito, facilmente accessibile digitando “robotxt” seguito dal proprio dominio.

Il comando “Disallow” nel file robots.txt è uno strumento utile per gestire l’accesso dei crawler ai contenuti di un sito web. Tuttavia, è fondamentale comprendere le sue limitazioni e impiegarlo con cautela, considerando che non offre una garanzia assoluta di esclusione dall’indicizzazione. La corretta gestione del “Disallow” e la sua integrazione con altre tecniche SEO, come il “noindex”, possono ottimizzare l’efficacia della strategia di indicizzazione di un sito.

Motivo n.19: troppo javascript

L’utilizzo del JavaScript in una pagina web può presentare sfide significative in termini di indicizzazione da parte di Google. Una pagina HTML standard viene facilmente scansionata, letta, indicizzata e, infine, posizionata dai motori di ricerca. Tuttavia, una pagina che utilizza intensamente JavaScript segue un percorso diverso a causa della necessità per Google di eseguire il codice JavaScript per renderizzare completamente la pagina.

Il Processo di Indicizzazione delle Pagine JavaScript: Nel caso di pagine che dipendono da JavaScript, la procedura di indicizzazione è più complessa:

  1. Scansione Iniziale e Pausa: Inizialmente, Google legge la pagina, ma poi la mette in pausa per eseguire il JavaScript.
  2. Generazione del DOM e Indicizzazione: Dopo l’esecuzione del JavaScript e la generazione del DOM (Document Object Model), Google può indicizzare la pagina. Durante la prima scansione, la pagina può risultare vuota.
  3. Tempistica dell’Esecuzione degli Script: L’esecuzione degli script JavaScript e la conseguente disponibilità del contenuto completo può variare notevolmente in termini di tempo, da un’ora a un giorno o più, e in alcuni casi potrebbe non avvenire affatto, specialmente in siti con un elevato numero di pagine.

Problemi Comuni con JavaScript: Alcuni aspetti critici legati all’uso del JavaScript includono:

  • Contenuti Iniettati con JavaScript: Titoli di pagina o testi inseriti tramite JavaScript possono non essere immediatamente disponibili per l’indicizzazione, correndo il rischio di non essere considerati dai motori di ricerca.
  • Gestione JavaScript delle Paginazioni: Le paginazioni gestite tramite JavaScript, come i pulsanti “Mostra altro” o “Mostra di più” che non sono collegamenti ipertestuali (a href) ma eventi JavaScript (button), possono impedire a Google di accedere ai contenuti oltre la prima schermata.

Verifica dell’Indicizzazione con JavaScript Disabilitato: Per determinare se una pagina è a rischio di scarsa indicizzazione, è utile disabilitare il JavaScript nel browser e osservare se la pagina presenta contenuti testuali. Se la pagina risulta priva di testi con JavaScript disabilitato, potrebbe indicare seri problemi di indicizzazione.

Una gestione attenta e un’implementazione strategica del JavaScript possono mitigare i potenziali problemi e assicurare una corretta indicizzazione del contenuto di una pagina web.

Motivo n.20: errori con le lingue

Un errore comune che può compromettere l’indicizzazione efficace di una pagina web da parte di Google riguarda la gestione delle impostazioni linguistiche. È essenziale specificare correttamente la lingua della pagina nel codice sorgente, ad esempio tramite il tag lang="en" per l’inglese.

Strutturazione Corretta delle URL per Siti Multilingua: Nella costruzione delle URL per un sito multilingua, è fondamentale seguire un approccio standardizzato e riconosciuto. Alcuni esempi di formati corretti includono:

  • dominio.com/en/ per la versione in inglese.
  • en.dominio.com come sottodominio dedicato all’inglese.

Esempi di URL Non Corrette: È importante evitare formati di URL non standard o confusi, come:

  • dominio.com/it_en: un formato che combina due codici linguistici.
  • dominio.com/row_eur_en: una struttura complessa e non chiara.
  • dominio.com/eu_en: l’uso di “eu” non rappresenta un codice linguistico valido.

Conformità alle Linee Guida sui Codici Linguistici: Non è ammissibile inventarsi estensioni per la lingua; è necessario attenersi ai codici standard. Per un riferimento affidabile, si può consultare il database Root Zone, che fornisce un elenco completo dei codici linguistici e delle estensioni di dominio riconosciuti a livello internazionale.

Errori Comuni negli E-commerce Multilingua: Gli errori nella gestione delle lingue sono particolarmente frequenti negli e-commerce multilingua. Spesso, anche siti di grandi aziende possono presentare queste problematiche. Tuttavia, il fatto che un competitor commetta lo stesso errore non giustifica la mancata conformità alle best practice in questo ambito.

Una gestione accurata delle impostazioni linguistiche e della struttura delle URL in un sito multilingua è fondamentale per garantire una corretta indicizzazione da parte dei motori di ricerca. È essenziale seguire linee guida consolidate e utilizzare formati di URL chiari e riconosciuti a livello internazionale per evitare problemi di SEO e per fornire una migliore esperienza utente.

Motivo n.21: il canonical, questo sconosciuto

Il tag canonical rappresenta un elemento essenziale nella gestione SEO di un sito web, poiché fornisce ai motori di ricerca, come Google, un’indicazione chiara su quale pagina debba essere considerata come la versione canonica, o principale, da indicizzare. Questo strumento si rivela particolarmente utile in presenza di contenuti duplicati. Ad esempio, nel caso di schede prodotto presenti in più categorie, è possibile segnalare a Google quale fra le varie versioni debba essere preferita per l’indicizzazione.

Errore nel Puntamento del Canonical: Un errore comune, ma da evitare, è quello di impostare un tag canonical che punti erroneamente a un’altra pagina. In questo caso, la pagina originale non verrà indicizzata. Idealmente, ogni pagina di un sito dovrebbe avere un tag canonical che punti a se stessa, rafforzando così la sua rilevanza e autorevolezza.

Uso Strategico del Canonical: Non è consigliabile che ogni pagina del sito abbia un tag canonical che punti a una URL differente da sé stessa. Tale pratica può portare a uno spreco di page rank, poiché il valore SEO verrebbe dirottato verso la pagina indicata come canonica.

Canonical e Paginazioni: Una particolare attenzione va riservata al tag canonical nelle pagine di paginazione. Se, ad esempio, la pagina 2 in un elenco di prodotti ha un canonical che punta alla prima pagina, e lo stesso accade per tutte le pagine successive, risulterà che solo la prima pagina verrà indicizzata da Google. È quindi essenziale gestire con cura il tag canonical in queste situazioni.

Google e la Gestione del Canonical: Va notato che Google può scegliere di ignorare il tag canonical. Attraverso Google Search Console, è possibile riscontrare casi in cui viene segnalato: “Pagina duplicata, Google ha scelto una pagina canonica diversa da quella specificata dall’utente”. Questo indica che Google, in base ai suoi algoritmi, ha determinato una pagina differente come più adatta a essere la versione canonica.

Il tag canonical è uno strumento potente per la gestione SEO, ma deve essere utilizzato con cognizione di causa. Un uso accurato e ponderato del canonical può migliorare notevolmente l’indicizzazione delle pagine, evitando dispersioni di page rank e garantendo che i contenuti giusti siano valorizzati nei motori di ricerca.

Motivo n.22: pagina orfana

Una pagina orfana è una pagina web che si trova in una condizione di isolamento all’interno della struttura di un sito. Questo stato di isolamento può presentarsi in diverse forme:

  1. Non Collegata e Assente dalla Sitemap.xml: Una pagina che non riceve link da altre pagine del sito e che, inoltre, non è inclusa nel file sitemap.xml.
  2. Non Collegata ma Presente nella Sitemap.xml: Una pagina che, pur non ricevendo link interni, è elencata nel file sitemap.xml.
  3. Collegata con Link Nofollow: Una pagina che, anche se collegata, riceve solo link nofollow, che non trasmettono Page Rank e quindi non contribuiscono a rafforzarne la posizione nel contesto SEO.

Tipologie di Pagine Orfane e loro Impatto: Una landing page non collegata a nessuna altra pagina del sito è un esempio di pagina orfana. Tuttavia, se questa landing page fa parte di una campagna pubblicitaria (ADV), la sua natura orfana potrebbe non rappresentare un problema. Diversamente, una scheda prodotto non collegata da nessuna altra pagina del sito o un articolo editoriale non linkato dal blog sollevano interrogativi sulla loro funzionalità e sull’effettiva necessità della loro esistenza.

La Debolezza delle Pagine Orfane: Le pagine orfane sono generalmente considerate deboli dal punto di vista SEO. Questa debolezza può tradursi in problemi di indicizzazione; Google potrebbe decidere di non inserirle nelle SERP, valutandole di scarsa rilevanza o qualità.

Strategie di Gestione delle Pagine Orfane: Per gestire efficacemente le pagine orfane, è possibile adottare diverse strategie:

  • Eliminazione con Redirect: Se una pagina orfana non offre valore, può essere eliminata, implementando un redirect 301 verso una pagina più pertinente o rilevante.
  • Unione con Altre Pagine: Unire le pagine orfane con altre pagine correlate per creare contenuti più ricchi e interconnessi.
  • Rafforzamento: Intervenire sulle pagine orfane per rafforzarle, ad esempio inserendo link interni pertinenti o migliorando il contenuto.

La presenza di pagine orfane all’interno di un sito web richiede un’analisi attenta e una gestione strategica. Identificare e intervenire su queste pagine può portare a miglioramenti significativi nell’indicizzazione e nel posizionamento complessivo del sito nei motori di ricerca.

Motivo n.23: crawl budget

Il crawl budget rappresenta la quantità di risorse che Google decide di allocare per l’esplorazione di un sito web. Un basso crawl budget può influenzare negativamente l’indicizzazione di un sito e può essere attribuito a vari fattori:

  1. Server Lento: Un server che risponde lentamente può portare Google a interrompere l’esplorazione (timeout), limitando così il crawl budget.
  2. Dominio con Poca Authority o Sito Nuovo: I siti meno affermati o nuovi richiedono tempo per guadagnare autorità agli occhi dei motori di ricerca, il che può ridurre il crawl budget iniziale.
  3. Aggiornamenti Rari del Sito: Una frequenza di aggiornamento bassa può portare Google a esplorare il sito meno spesso, presumendo che ci siano meno contenuti nuovi da indicizzare.
  4. Mancanza di Backlink Entranti: I backlink da siti autorevoli sono un segnale di rilevanza e qualità, la loro assenza può tradursi in un minor crawl budget.

Soluzioni per Incrementare il Crawl Budget: Per aumentare il crawl budget è essenziale sviluppare una strategia di contenuto efficace, inclusa una pianificazione di linking interno ben strutturata. Questo incoraggia Google a visitare il sito più frequentemente, incrementando le risorse dedicate.

Uso dell’Intelligenza Artificiale nella Creazione di Contenuti: Nell’era dell’intelligenza artificiale, strumenti come ChatGPT possono essere utilizzati per la creazione di articoli editoriali. Tuttavia, è fondamentale ricordare che l’AI, sebbene potente, è più efficace quando utilizzata da un professionista competente nel campo della copywriting. L’AI da sola è semplicemente uno strumento, la sua efficacia è massimizzata quando guidata da esperti del settore.

La gestione del crawl budget è un aspetto cruciale per il successo di un sito web in termini di visibilità e indicizzazione. Una strategia di contenuto ben pianificata e l’uso sapiente di strumenti come l’intelligenza artificiale, in sinergia con l’esperienza di un copywriter qualificato, possono notevolmente migliorare l’attenzione che Google dedica al vostro sito.

Motivo n.24: i black hole

“buchi neri” rappresentano un problema significativo nell’indicizzazione delle pagine web. Questi termini descrivono siti che, nonostante abbiano un numero limitato di pagine nel menu, presentano un numero eccessivo di pagine nelle SERP. Questo fenomeno è spesso il risultato di pagine duplicate, vuote o inutili, che generano un eccesso di URL.

Generazione Eccessiva di URL: Una situazione comune si verifica negli e-commerce, dove l’utilizzo di filtri variabili può portare alla creazione di un alto numero di URL. Ad esempio, un sito e-commerce può generare URL diversi a seconda delle combinazioni di filtri applicati a un articolo di abbigliamento o a un accessorio.

Soluzioni Proposte: Per affrontare efficacemente questa problematica, esistono diverse strategie:

  1. Utilizzo del Cancelletto nelle URL: Inserire un cancelletto (#) prima di ogni filtro nelle URL può impedire ai motori di ricerca di trattare ogni variazione come una pagina distinta. Ad esempio, un URL come dominio.it/categoria/accessori/nome-accessorio?materiale-cuoio&colore-nero&stile può essere trasformato in dominio.it/categoria/accessori/nome-accessorio#materiale-cuoio&colore-nero&stile.
  2. Corretto Utilizzo del Canonical: L’implementazione del tag canonical aiuta a indicare ai motori di ricerca quale versione dell’URL debba essere considerata per l’indicizzazione, riducendo il problema delle pagine duplicate. Un URL del tipo dominio.it/categoria/abbigliamento/nome-vestito?taglia-m&colore-blu&designer può avere un canonical come dominio.it/categoria/abbigliamento/nome-vestito.

La gestione efficace dei “buchi neri” richiede un approccio mirato per limitare la creazione di URL non necessari o duplicati. L’adozione di tecniche quali l’inserimento del cancelletto nelle URL e l’uso appropriato del tag canonical può migliorare significativamente il processo di indicizzazione e ottimizzare la gestione delle risorse del sito, evitando la creazione di pagine superflue nei risultati di ricerca.

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